Prossimo incontro Caffè Filosofico lunedi 26 febbraio
Abstract: il ruolo della maschera
La riflessione che proponiamo io e Elisa questo lunedì al circolo si basa su alcune semplici considerazioni che ci sono venute in mente recandoci al carnevale di Venezia. Attorniati da maschere di ogni tipo (e noi stessi muniti a turno di una di esse) non abbiamo potuto non chiederci da cosa nascesse il desiderio intrinseco dell’uomo di indossare maschere e travestimenti. In estrema sintesi si sono delineate due tesi distinte (e forse in contrapposizione), la mia e quella di Elisa.
Elisa: la maschera serve per fuggire dagli obblighi del proprio ruolo sociale e sperimentare la libertà di essere altro da ciò che si è quotidianamente, ma anche di fare cose che normalmente non si farebbero. Non so se avete presente il film Eyes wide shut di Kubrik: una liberazione degli istinti dovuta all’assenza di riconoscibilità.
Yuri: la maschera serve al contrario per fuggire l’instabilità intrinseca nell’individuo (emotiva, umorale ecc…) e ad indossare un ruolo stabile e fisso una volta per tutte. Si pensi alle maschere rituali di certe popolazioni per esempio, in cui il ruolo (dello sciamano per esempio) è supportato dalla maschera e annulla gli effetti degli elementi più personali e soggettivi della persona (non importa chi sta dietro la maschera, conta il ruolo che incarna: medico, sacerdote ecc..).
Come si possano conciliare queste due posizioni non saprei dirlo e per questo vorrei discuterne con voi al circolo, ma anche ovviamente per arricchire il tema, che mi sembra interessante di per sé, di nuove e più approfondite prospettive.
Spero di vedervi numerosi lunedì, se volete anche in maschera!!!
Yuri
La riflessione che proponiamo io e Elisa questo lunedì al circolo si basa su alcune semplici considerazioni che ci sono venute in mente recandoci al carnevale di Venezia. Attorniati da maschere di ogni tipo (e noi stessi muniti a turno di una di esse) non abbiamo potuto non chiederci da cosa nascesse il desiderio intrinseco dell’uomo di indossare maschere e travestimenti. In estrema sintesi si sono delineate due tesi distinte (e forse in contrapposizione), la mia e quella di Elisa.
Elisa: la maschera serve per fuggire dagli obblighi del proprio ruolo sociale e sperimentare la libertà di essere altro da ciò che si è quotidianamente, ma anche di fare cose che normalmente non si farebbero. Non so se avete presente il film Eyes wide shut di Kubrik: una liberazione degli istinti dovuta all’assenza di riconoscibilità.
Yuri: la maschera serve al contrario per fuggire l’instabilità intrinseca nell’individuo (emotiva, umorale ecc…) e ad indossare un ruolo stabile e fisso una volta per tutte. Si pensi alle maschere rituali di certe popolazioni per esempio, in cui il ruolo (dello sciamano per esempio) è supportato dalla maschera e annulla gli effetti degli elementi più personali e soggettivi della persona (non importa chi sta dietro la maschera, conta il ruolo che incarna: medico, sacerdote ecc..).
Come si possano conciliare queste due posizioni non saprei dirlo e per questo vorrei discuterne con voi al circolo, ma anche ovviamente per arricchire il tema, che mi sembra interessante di per sé, di nuove e più approfondite prospettive.
Spero di vedervi numerosi lunedì, se volete anche in maschera!!!
Yuri

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