circolofilosofico
Questo blog è uno strumento di lavoro del Circolo Filosofico di Torino. Fondato nel 2003, si occupa di filosofia e cultura in vari ambiti ed istituzioni.
martedì, marzo 22, 2011
mercoledì, giugno 24, 2009
Conferma della presenza
domenica, giugno 07, 2009
Calendario Circolo giugno
ore 21, locale Bicyclette di via S. Agostino, Torino.
Caffè Filosofico offerto da Ivan: Tirannia o no? Soluzioni? - in che tipo di stato viviamo, al di là delle parole? Come agire, al di là delle parole?
http://circolofilosofico.eu/doc/AristoteleLocketiranno.doc
venerdì, aprile 24, 2009
giovedì, aprile 23, 2009
Calendario maggio-giugno 2009

venerdì, aprile 17, 2009
Mercoledi 22 aprile 2009
Caffè filosofico offerto da Ivan: Il valore della salute tra scienza e cultura: essere sani è un vantaggio?
Apri una rivista femminile, un portale internet, un quotidiano qualsiasi:
“Pomiciare brucia 600 kilocalorie all’ora”
“Essere stressati aumenta la probabilità di sviluppare un cancro”
“Fare sesso libera endorfine, che sono le sostanze responsabili della serenità”
“Ridere aumenta la felicità del 40%”
“La felicità fa bene alla salute”
La felicità fa bene alla salute, o la salute fa bene alla felicità?La salute è un valore culturale, prima che scientifico. La scienza rileva il fatto che le persone si sentono più felici se sono in salute (ossia se il loro organismo funziona “secondo natura”). Ma nella nostra cultura la salute sta superando in gerarchia la felicità.
http://10.media.tumblr.com/Ryf5Wt7xZjjbsj8qgbal9XUyo1_500.jpg
Bisogna chiarire una cosa: la felicità non è euforia e l’infelicità non è depressione. Felicità e infelicità sono sentimenti legati all’insieme dei fatti che costituiscono la vita di una persona: euforia e depressione sono del tutto slegate dai fatti, si pongono come sentimenti autonomi e del tutto soggettivi, senza alcun legame con fatti oggettivi. La salute oggi si pone come un valore diremmo morale, ossia pertinente all’ambito del dover essere. Traghettata dalla scienza, che ne ha indagato le strutture, l’essere, oggi la salute si pone come uno dei collanti della società pluralistica, al punto che chi attenta alla sua salute è visto come un pervertito (e chi attenta a quella degli altri, ad esempio fumando in pubblico, viene valutato come un criminale).
La cosa interessante è che sia conservatorismo che progressismo sono visioni che non solo interpretano la vita e cercano soluzioni ai problemi, ma interpretano anche se stesse: in conservatorismo non si limita a conservare il bene, ma a conservare tutto, ed il progressismo non si limita a cercare di risolvere i mali cambiando alla radice le strutture che li creano, ma a cambiare tutto.La salute è un valore conservatore in quanto si basa sul mantenimento delle funzioni dell’organismo. Da sempre l’organo e l’organismo sono simboli utilizzati dalle morali conservatrici, perché rappresentano la prospettiva funzionalista della natura, e quindi in qualche modo giustificano la natura stessa da un punto di vista morale: se la natura ha un fine (sopravvivere) allora è il prodotto di un disegno (divino). Dal punto di vista conservatore il dover essere coincide con l’essere e tutto ciò che l’uomo deve fare è vivere secondo natura.
Ci si mette poco a rilevare che se la natura è sempre giusta allora non dovremmo curarci. Eppure il salutismo, così come il conservatorismo, sostiene che l’uomo deve vivere seguendo i dettami della natura ma non le sue contingenze, interpretandone il “fine”: l’organismo ha uno scopo, restare in vita, e gli esseri umani devono contribuire a realizzarlo il più possibile, anche andando contro un altro fatto di natura come la morte dell’organismo.
La coscienza di Zeno, di Italo Svevo, è un romanzo che abbiamo tutti studiato a scuola, e che alcuni hanno anche letto. Zeno è un ipocondriaco affezionato alla sua malattia come Linus alla coperta. Ritiene che non si sia mai guariti abbastanza. La sua filosofia è evitare sempre il rischio, ed in qualche modo rimanere chiusi nel guscio della malattia. La consapevolezza della malattia sia fisica che psicologica conduce Zeno ad idolatrare la salute, la cui essenza è compresa solo da chi non la possiede. Come dice Woody Allen “Quando si tratta di malattie, non direi mai di essere un ipocondriaco. Semmai sono un allarmista. Non e’ che mi senta malato di continuo, ma quando mi ammalo penso subito che sia la volta buona”. La malattia permette a Zeno di fare ciò che gli piace senza avvertire alcun peso di responsabilità: l'ultima sigaretta, l’ultimo tradimento, la dieta del lunedì.
La struttura psicologica di Zeno non si limita a determinare i suoi comportamenti, ma si accompagna ad un punto di vista filosofico: egli considera la salute un giusto medio fra due malattie ed è la vita stessa ad essere una malattia, il cosiddetto male di vivere. Come il malato immaginario di Molière, Zeno ha più paura di vivere che di morire: ogni ipotesi di guarigione dalla cura comporta la catastrofe.
A ben vedere la visione nichilista può aprire a due modi dell’esistenza:
1) Da una parte si ha l’atteggiamento di Zeno, che sta in attesa di un mondo a venire (terreno o ultraterreno) e che nel presente alterna morigeratezza ascetica a cieco scialamento, in un ciclo di peccato e santità.
2) In antitesi al nichilismo ascetico-compulsivo si ha il nichilismo del pensiero debole, l’abbandono del ciclo speranza/disperazione in favore di un modello di vita più secolare e disincantato, attento al presente e molto pratico, teso al raggiungimento del miglior bene fattibile senza porsi il problema del senso del male e dell’esistenza.
Poste queste considerazioni, viene da porsi anche delle domande, magari meno usuali di quelle classiche bioetiche (aborto, eutanasia, esperimenti genetici) ma altrettanto pressanti:
La felicità un traguardo cui si può sacrificare la salute?
E’ giusto intervenire forzando un’anoressica a mangiare?
giovedì, aprile 09, 2009
Caffè filosofico del 22 aprile 2009
A breve un testo introduttivo.
lunedì, marzo 30, 2009
Nuovo incontro del Circolo
Mercoledi 8 aprile, locale Bicyclette di via S. Agostino, ore 21.
Fra pochi giorni in allegato nella newsletter un racconto introduttivo.
Per ora ecco il link alla versione originale: http://xroads.virginia.edu/~HYPER/Fitzgerald/jazz/benjamin/benjamin1.htm
venerdì, marzo 13, 2009
L'Arte oggi - incontro con gli artisti
L'ultimo martedi siamo rimasti con alcuni interrogativi aperti, quindi il prossimo si torna a parlare di Arte e Cultura oggi, ma questa volta ci saranno ospiti d'eccezione dei giovani (e meno giovani) artisti torinesi:
Giovanni Bozzi Colonna (scultore), Giorgio Rubbio (pittore e scultore), Donato Sansone (video-arte), Daniele La Placa (illustratore), Sara Bozzi Colonna (cantautrice) Guglielmo Averna (scrittore), Froxeanne (musicista), Luca Grillo (scrittore), Andrea Raviola dei Coniglio Viola (arte digitale), Viviana Goggi (restauro fotografico artistico), Matteo Patrucco (installazioni urbane).
Appuntamento quindi a Martedi 17 Marzo 2009, alle ore 21, nel locale Sbarco in via Pellico (angolo via Belfiore), a Torino.
giovedì, marzo 05, 2009
Riapre il Circolo 2.0
il Circolo 2.0 organizza un dialogo sul seguente tema: Arte, Cultura e Culturalità, Martedi 10 Marzo 2009, alle ore 21, nel locale Sbarco in via Pellico (angolo via Belfiore), a Torino.
Caffè Filosofico offerto da Enrico:
Per lungo tempo la cultura è stata concepita e praticata in chiave di critica agli aspetti esclusivistici dell’arte. Il suo ideale era la diffusione universale di quell’insieme di conoscenze, teoriche e pratiche, che avrebbero permesso a tutti di fruire e, potenzialmente, di produrre opere d’arte. In quest’ottica la cultura si proponeva di demistificare tutto un insieme di idee che gravitavano attorno all’arte, e che andavano a giustificarne il carattere elitario: aveva dunque una finalità democratica.
In un secondo momento, però, con la possibilità di riservare alla cultura un proprio spazio in seno al mercato, al concetto di cultura è subentrato quello di “culturale”. È avvenuta così una proliferazione di iniziative, manifestazioni, festival, concorsi “culturali” che con la cultura sembrano avere ben poco a che fare. La democratizzazione, da ideale, viene ora concepita come dato di fatto: chiunque può, di volta in volta, assumere la parte del pubblico, o consumatore di cultura, o quella del creatore. Ogni differenza qualitativa sembra essere annullata, qualsiasi cosa assume un valore purché sia riconosciuta come culturale. Il culturale non mira, come la cultura, a una produzione d’eccellenza, benché demitizzata rispetto al suo equivalente artistico; al contrario punta a una circolazione e perpetuazione di se stesso, astraendo a priori dal valore del prodotto, se non in termini di vendibilità.
Caffé Filosofico: di volta in volta viene affrontato un tema, che può essere libero e quindi scelto al momento, oppure introdotto da una breve riflessione e domanda. L'argomento non sarà filosofico in senso stretto, anzi la filosofia comparirà solo nella forma della discussione, ossia quella del dialogo.
Briciole di Filosofia: un breve testo, generalmente di un autore conosciuto, pubblicato sul blog e inviato tramite newsletter, farà da sfondo alla discussione. In questo caso è consigliabile aver letto il testo (al massimo 5-10 pagine) prima di venire alla discussione.
Incontri a Tematica Ciclica: una serie di incontri su argomenti fissi ma affrontati da punti di vista diversi.
martedì, giugno 17, 2008
Sito in aggiornamento
A breve nuove info.
Controllate il sito per avere gli aggiornamenti più recenti sulle nostre attività.
venerdì, novembre 09, 2007
Abstract del prossimo incontro
Lunedi 12 novembre 2007
Ciclo tematico Arte, scienza ed etica: quale relazione?
Terzo incontro, su Atteggiamento scientifico, atteggiamento artistico e senso comune.
Sebbene accomunati da un sostanziale atto creativo nel loro compimento, arte e scienza continuano ad essere argomenti separati, come ci suggerisce il senso comune oppure vi e` una relazione profonda più complessa?Esiste un unico atto creativo? Il fine e l'intenzione dell'atto creativo non influenzano in modo fondamentale la stessa definizione di atto creativo e di conseguenza l'ambito di tale creatività?Come è possibile che due atteggiamenti che sembrano così essenzialmente separati convivano all’interno di ogni persona che non sia un artista o uno scienziato?
L’atteggiamento artistico e quello scientifico sono categorie astratte, ma ognuno di noi riesce ad essere cosciente di un proprio atto creativo, almeno ad un livello intuitivo, tramite un senso comune che sarebbe meglio definire. Esiste davvero la differenza tra atteggiamento scientifico ed atteggiamento artistico? Normalmente si presuppone che lo scienziato conosca l’oggetto a distanza, cosa che invece sembrerebbe non potersi applicare al caso dell'artista. Ma è proprio così?
venerdì, ottobre 19, 2007
Programma del Circolo

Ciclo tematico: Sull'amore. Primo incontro introduttivo.
Martedi 30 ottobre 2007:
Ciclo tematico: Forme di esistenza
Ciclo tematico: Forme di esistenza
Terzo incontro, introdotto da Enrico.
Ciclo tematico: Arte, scienza ed etica: quale relazione?
Quarto incontro, su Forma e natura dello spazio.
Presentazione dei Cicli Tematici in corso
Una serie di incontri in cui discutere sulle differenti modalità esistenziali sognate dai filosofi e vissute dai sognatori. Vita pratica o vita speculativa? Arte per l'arte o impegno incondizionato? Leggerezza o gravità? Val più la critica o la preghiera? Sono solo alcuni tra i tanti spunti di dialogo.
Incontri finora effettuati: 2
- La forma di esistenza contemplativa
- Pirandello, l'immedesimazione e l'etica
Incontri in programma: 1
- lunedi 19 novembre 2007
Arte, scienza ed etica: quale relazione?
Si propone un ciclo di incontri sulla relazione tra queste fondamentali dimensioni della cultura umana che, soprattutto in occidente, vivono spesso una vita separata e indipendente. Ma è davvero possibile fare a meno di considerazioni etiche applicate alla scienza (si pensi ai problemi della bio-etica per esempio, ma anche a quelli posti dalle tecnologie per la sopravvivenza dell’ambiente) e all’arte (un esempio può essere l’utilizzo di cadaveri in alcune forme estreme di arte contemporanea)? O ancora: l’arte e la scienza sono davvero – o devono essere - due discipline completamente estranee l’una all’altra? La creatività, la fantasia, la ricerca di rapporti armonici e di una sintesi d’insieme legata ad una prospettiva profondamente umana (tipiche dell’arte) sono caratteristiche di cui una buona scienza può fare davvero a meno? E specularmente: l’arte in tutte le sue forme ha abbandonato – o deve abbandonare - ogni ambizione ad accrescere la conoscenza oggettiva della realtà che ci circonda? Un percorso alla ricerca dei possibili legami tra il bello, il buono ed il sapere che ci riporta alle radici della nostra cultura occidentale contemporanea.
Incontri finora effettuati: 2
- Rinascimento: quando arte, scienza ed etica erano unite
- Bioetica: scienza ed etica non possono che rimanere ambiti separati
Incontri in programma: 2
- Atteggiamento scientifico e atteggiamento artistico (lunedi 12 novembre)
- Forma e natura dello spazio (lunedi 3 dicembre)
L'amore
C'è un argomento che sta più a cuore degli altri. Almeno oggi. Ma è sempre stato così? Sarà sempre così? Cos'è l'amore? Come funziona? Le parole d'amore sono sempre sospirate o urlate: è possibile parlare d'amore anche con raziocinio? Oppure è una questione che deve restare all'ombra, tra i rami fitti dei sentimenti? Di certo l'amore è una delle esperienze fondanti dell'essere umano: val la pena parlarne?
Si cercherà di farlo in una serie di incontri che in parte seguono uno schema indicativo.
Nel primo incontro si terrà un incontro di Caffè Filosofico, nel quale si cercherà di svolgere un brainstorming, non solo nel senso di tempesta di cervelli, ma di tempesta nel cervello. Riflessioni asistematiche sull'amore, coadiuvate da una serie di vedute prospettiche e incomplete incluse nel documento allegato alla mail.
Nel secondo incontro sarà richiesto ad ognuno di portare una propria tesi sulla natura dell'amore e/o sul suo modo di essere contemporaneo.
Nel terzo incontro invece si cercherà di trovare un modello non solo descrittivo ma prescrittivo: esistono modi di amare migliori di altri?
Dal quarto incontro in poi si proseguirà il dibattito approfondendo singole tematiche connesse all'amore.
Incontri effettuati: 1
-Introduzione al concetto di amore
Incontri in programma: 2
- Discussione delle proposte dei partecipanti
- Prescrizione dell'amore: c'è un amore giusto?
Incontri a Tematica Ciclica

venerdì, settembre 14, 2007
Il Circolo riapre il cerchio!
Si discuterà di Contratto sociale e Valori individuali con il supporto della lettura di un brano di Lewis.
Partecipate! Non necessariamente numerosi ma interessati!
A breve il nuovo calendario!
venerdì, maggio 25, 2007
Calendario del Circolo! -estate 2007-

venerdì, maggio 11, 2007
Incontri 14 e 21 maggio + Anagrafe!

mercoledì, aprile 18, 2007
GNOSIS
L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail
venerdì, aprile 13, 2007
Infotainment
Infotainment: parola composta (formata da information ed entertainment 'intrattenimento') che fotografa la realtà di un confine incerto.
L'espandersi dell'infotainment risponde ad una dinamica in atto in tutte le società avanzate contemporanee, che molti riconducono all'espansione della TV commerciale.[...] Molti mass-mediologi considerano fisiologica l'evoluzione in questa direzione. Determinato da una dinamica economica irresistibile, l'infotainment è parte della cultura postmoderna, caratterizzata dal pastiche, da retorizzazione ed estetizzazione, relativismo ecc. In quanto ineludibile, questa modalità di comunicazione viene spesso accettata e addirittura presentata, implicitamente, come riedizione di quelle che le storie della letteratura chiamano "poetiche edonistico-pedagogiche", tipo Orazio o Torquato Tasso. Si insegna (o si informa) attraverso il divertimento. (Michele Loporcaro, Cattive Notizie, Feltrinelli. Milano: 2005, p. 21-22)
Ai danni provocati da questo tipo di informazione, che Loporcaro analizza nel suo libro, l'autore propone come soluzione un sistema educativo volto ad un maggiore sviluppo delle capacità critiche. Un anno prima negli Stati Uniti (e un anno dopo, nel 2006, nella traduzione italiana) George Lakoff pubblica invece un libro di successo che propone una ricetta apparentemente facile per aiutare la sinistra a battere la destra: giocare la loro stessa partita e creare frame (cornici) in cui gli elettori di sinistra possano riconoscersi, insomma in poche parole combattere i repubblicani con le loro stesse armi. Significative le frasi:
La cosa peggiore sono i miti dei democratici e dei progressisti. Sono miti che hanno una nobile origine, ma finiscono per danneggiarci. Derivano tutti dall'Illuminismo, e il primo è il seguente: la verità ci renderà liberi. Se raccontiamo alla gente i fatti, poiché le persone sono fondamentalmente razionali, arriveranno alle conclusioni giuste. Ma le scienze cognitive ci insegnano che la gente non ragiona così. Le persone ragionano per frame.[...] Per essere accettata, la verità deve rientrare nei frame mentali delle persone. Se non rientrano in un frame, i fatti rimbalzano via e il frame rimane. (George Lakoff, Non pensare all'elefante, Fusi Orari, 2006, p. 35)
Questi due approcci, entrambi scritti da linguisti che si dichiarano di sinistra e riflettono sui modi per sconfiggere la destra e il suo modo di fare informazione, sono tra loro compatibili oppure opposti? Quali conseguenze avrebbero sulla società le loro teorie, se applicate in modo efficace? E possono davvero funzionare?
link a due articoli che riassumono rispettivamente il libro di Loporcaro e quello di Lakoff:
http://www.lombardia.megachip.info/vis_cont.php?id_art=1002
http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/politica/versoelez29/undicire/undicire.html#
A lunedì sera...
Cristina
mercoledì, marzo 21, 2007
Calendario d'inizio primavera

Arriva l'onda lunga del circolo!
- Lunedi 26 marzo: Elvira parlerà del Gioco (psicologia ed educazione)
- Lunedi 2 aprile: Angelo parlerà di Habermas (filosofia e comunicazione)
- Lunedi 9 aprile: pasquetta! Anche i filosofi si riposano...
- Lunedi 16 aprile: Maria Cristina parlerà dell'Infotainment (comunicazione e tecnologia)
- Lunedi 23 aprile: Sara parlerà della Gnosi (filosofia e spiritualità)
E come direbbe Heidegger... Siateci!
mercoledì, febbraio 28, 2007
Rappello Cognitivo
Tale indirizzo è fittizio e l'inserimento del post sarà automatico.
Ricorda di firmare il post al fondo della mail!
C'è un piccolo inconveniente: al fondo del post verranno visualizzate le scritte che compaiono normalmente al fondo della tua mail. Gli amministratori del blog elimineranno queste scritte il prima possibile. Ma non farti scrupoli: posta pure il tuo pensiero senza problemi!
mascheRe:
se è altrettanto quotidiana l'impressione di non poter quasi essere altrimenti anche quando ci vediamo cambiare in differenti situazioni sociali o intime, potremo allora pensare che noi stessi siamo sempre più di chi abbiamo preso l'abitudine di essere.
Il carattere non è mai soltanto la forma di un individuo, ma è ciò in base a cui regoliamo le nostre relazioni con esso, ciò che gli imponiamo, il modo in cui lo classifichiamo. Parliamo del carattere di una persona per sapere chi sia e come trattarla. (e spesso pretendiamo di sapere chi sia). Il carattere stesso, indipendentemente dal fatto che qualcosa di simile esista proprio nei termini in cui ne parliamo, è sempre socialmente codificato, interpretato e imposto all'individuo stesso. È facile quindi che nasca una tensione tra me e come mi vedono gli altri, tra ciò che gli altri si aspettano da me e ciò che sentirei di dovere essere per non tradirmi, tra ciò che devo fare e ciò che vorrei fare.
Il mascheramento è una di quelle situazioni che permette di uscire da questa tensione.
Ruolo del gioco. (giocare come recitare). Giocare a fare il… Piacere dell'imitazione. Piacere di riprodurre situazioni che la realtà non ci permette (ovvero, principio del piacere): che ci è permesso nel gioco da piccoli e ci è più impedito da grandi.
Capacità di assumere ruoli e maschere diversi. Capacità di entrare in altre personalità, a giocare altre personalità. Modificazione del sistema della sensibilità, della percezione del mondo e di se stessi. (Capacità affinabile).
Differenza fra maschera sociale e maschere che ci nascondono. Ufficiale, festivo e incognito.
Necessità della maschera: giochiamo un personaggio, che non dipende da noi.
Grottesco e esagerato: il personaggio è un po' semplificato, proprio perché non è una personalità. Il personaggio è quello che rappresenta.
Fatto basilare della maschera: possiamo essere altri. A partire da qui, atteggiamenti diversi: evasione, permettersi l'eccesso, soggezione (se non ci si sente all'altezza, soprattutto del ruolo; il che poi significa che ci si sente ancora troppo – se stessi), angoscia dello scoprirsi diverso (perché coprirsi d'incognito ci scopre a noi stessi).
Una suggestione
Enrico
sabato, febbraio 24, 2007
Prossimo incontro Caffè Filosofico lunedi 26 febbraio
La riflessione che proponiamo io e Elisa questo lunedì al circolo si basa su alcune semplici considerazioni che ci sono venute in mente recandoci al carnevale di Venezia. Attorniati da maschere di ogni tipo (e noi stessi muniti a turno di una di esse) non abbiamo potuto non chiederci da cosa nascesse il desiderio intrinseco dell’uomo di indossare maschere e travestimenti. In estrema sintesi si sono delineate due tesi distinte (e forse in contrapposizione), la mia e quella di Elisa.
Elisa: la maschera serve per fuggire dagli obblighi del proprio ruolo sociale e sperimentare la libertà di essere altro da ciò che si è quotidianamente, ma anche di fare cose che normalmente non si farebbero. Non so se avete presente il film Eyes wide shut di Kubrik: una liberazione degli istinti dovuta all’assenza di riconoscibilità.
Yuri: la maschera serve al contrario per fuggire l’instabilità intrinseca nell’individuo (emotiva, umorale ecc…) e ad indossare un ruolo stabile e fisso una volta per tutte. Si pensi alle maschere rituali di certe popolazioni per esempio, in cui il ruolo (dello sciamano per esempio) è supportato dalla maschera e annulla gli effetti degli elementi più personali e soggettivi della persona (non importa chi sta dietro la maschera, conta il ruolo che incarna: medico, sacerdote ecc..).
Come si possano conciliare queste due posizioni non saprei dirlo e per questo vorrei discuterne con voi al circolo, ma anche ovviamente per arricchire il tema, che mi sembra interessante di per sé, di nuove e più approfondite prospettive.
Spero di vedervi numerosi lunedì, se volete anche in maschera!!!
Yuri
mercoledì, febbraio 14, 2007
Circolo Nuova Edizione
in questi ultimi tempi si è messa in discussione l'idea di continuare a mantenere la modalità espositiva che in questi hanni ha caratterizzato il circolo, in generale c'è un grande desiderio di rinnovare metodi ed elementi del circolo.
In breve, due sono gli aspetti oggetto del ripensamento:
- arricchire il circolo di nuovi pensieri e nuovi punti di vista
- sperimentare altri modi di "fare filosofia", diversi rispetto a quelli finora praticati - espongo come relatore e discuto con altri
Una proposta sarebbe diversificare gli incontri e abbandonare l'esposizione come finora è stata - ultimamente si era diventati specialistici e forse troppo seri.
Dunque, alternare:
- incontri di lettura con testi di 5-max10pag, che provvisoriamente chiameremo "briciole di filosofia", ognuno legge a casa e ci si incontra a discutere su riflessioni o connessioni sorte a riguardo, come un momento impegnativo ma formativo;
- "caffè filosofici", uno propone una tesi, si pensava a temi ampi ma elementari, chiunque può affrontarli, come momenti aperti e fruibili ai non tecnici.
Relativamente all'ingresso di nuove menti, in parte sta a coloro che sono interessati, in parte sta all'organizzazione, capacità che al nostro gruppo sembrerebbe un po' mancare. Cercheremo di impegnarci, per cui chi si vuole togliere dalla lista, lo faccia subito, prima di venir sommerso dagli inviti del Circolo!
Per la prossima settimana, si partirà con un "caffè filosofico", la tesi, proposta da Ivan, sarà legata alla formazione, i diversi esiti di un'educazione improntata al seguire delle regole oggettive o soggettive.
Ci si incontra lunedì alle h 21,30 al Circolo Sud, via Principe Tommaso 18.
Ovviamente se avete in mente proposte alternative, siamo disposti ad accoglierle.
saluti
Rebecca
Caffè Filosofico
Il modo in cui ci vengono insegnate le regole influenza non solo il nostro modo di vivere le regole in sé, ma il nostro modo di rapportarci alle persone, alle istituzioni e a noi stessi.
Quando ci viene insegnata una regola, implicitamente (o più raramente in modo esplicito) ci viene anche fornita la spiegazione del perché questa regola esiste.
Tale spiegazione implicita può essere centrata sull’oggettività oppure sulla soggettività. Le regole oggettive sono quelle che valgono perché sono giuste in se stesse, quelle soggettive invece valgono perché dipendono dalla volontà o dalla sensibilità di qualcuno.
Nella regola soggettiva il centro dell’attenzione non sta nella regola, ma nella persona da cui discende questa regola (es. “si fa così perché io voglio così” “non si urla altrimenti tuo fratellino si sveglia”).
Nella regola oggettiva il centro invece è nella regola stessa, e colui che annuncia la regola generalmente deve sottostarvi come colui che la apprende al momento, anche nel caso la regola dica che colui che la annuncia dovrà essere il portavoce della regola (es. “si fa così perché è giusto così” “io sono il capo perché così dev’essere secondo legge di natura”).
A seconda del tipo di regola, soggettiva od oggettiva, che si è appresa come forma generale delle regole (da bambini), si svilupperanno comportamenti diversi:
-regola soggettiva: "l'individuo soggettivo" generalmente non rispetta molto le regole. Inoltre l’individuo soggettivo non può fare a meno di vivere in un sistema di regole determinato dall’alto (es. istituzioni), al quale sentirà di doversi ribellare e trasgredirne continuamente i limiti. L’individuo soggettivo mette se stesso al centro del proprio mondo. All’interno di uno stesso contesto perciò l’individuo soggettivo tenderà ad assumere comportamenti molto diversi fra di loro nel corso del tempo, mostrando al contempo una totale indipendenza di comportamento dai sistemi di regole entro i quali si troverà ad agire e pertanto un carattere ben definito e riconoscibile in qualsiasi contesto. Tale tipo di individuo mostrerà evidenti tendenze all’isolamento, impossibile ad attuarsi data la propria dipendenza dal contesto, ed una grande sensibilità per gli altrui sentimenti. La sensibilità contraddistingue l'individuo soggettivo.
-regola oggettiva: le regole sono sempre rispettate “dall’individuo oggettivo”, che non muterà mai il suo comportamento all’interno di uno stesso contesto, mutandolo però di parecchio al cambiare del contesto. Dotato di ampia autocoscienza, l’individuo oggettivo sarà in grado di formulare regole valide non solo per se stesso (alle quali sarà in grado di sottostare nel tempo), ma anche per gli altri. Ciò ne fa un individuo capace di vivere in solitudine, che comunque non ricercherà assolutamente, essendo in costante tensione verso l’esterno. L’individuo oggettivo è capace di compiere azioni lontane dal senso comune in quanto aderenti a un set di regole accettato dall’individuo stesso (es. delitti ideologici o dovuti alla semplice applicazione della regola, scoperte derivanti da ricerche approfondite che hanno richiesto abnegazione del sé). La razionalità contraddistingue l'individuo oggettivo.
Ogni sistema di regole ha al suo interno regole oggettive e regole soggettive, così mediamente gli individui non sono totalmente “soggettivi od “oggettivi”, ma certamente si potrà identificare in loro una tendenza verso uno dei due tipi.
Lo stesso metodo di insegnamento delle regole può presentare delle compresenze e delle sembianze plurime. Ad esempio, in un sistema di regole, la regola soggettiva può anche essere solo una patina superficiale che ne nasconde una oggettiva (es. il padre che finge di essere arrabbiato per incutere timore col fine di far interiorizzare ai figli la regola generale che non si devono insultare le persone per strada). Ma anche il contrario è possibile (es. la madre che dice ai figli che si deve andare a dormire resto perchè è lei ad essere stanca, oppure che dice che non bisogna entrare con le scarpe in casa perché in fondo è lei cui tocca pulire).
Domanda: su quale tipo di regole bisogna oggi insistere?
Ivan
giovedì, marzo 16, 2006
CALENDARIO INCONTRI
Verrà aggiornato costantemente. Si prega di indicare due settimane prima dell'incontro il tema dello stesso. Almeno qualche giorno di anticipo per rinvii dell'ultimo minuto -che così non sono più dell'ultimo minuto.
LUNEDI 20 MARZO: Yuri - Sull'informazione
LUNEDI 27 MARZO: Simona - Sulle nuove comunità
LUNEDI 3 APRILE : Simona (reload)
LUNEDI 10 APRILE: Elezioni - Incontro per scrutinio
LUNEDI 17 APRILE: ?
Ivan
giovedì, febbraio 09, 2006
«Mentre, nel quadro di una società giusta, la parte spettante ad ognuno di ciò che essa strappa alla natura sarebbe stabilita in base a principi razionali, qui si pregia il caso, e il riconoscimento del caso si identifica con il culto del successo, questo dio moderno. Il successo non è in rapporto ragionevole con uno sforzo che superi quello degli altri in forza, spirito, capacità di progresso; il puro fatto di avere denaro, relazioni, potenza eleva sopra altri e costringe gli altri al proprio servizio.»
«Il cieco verdetto delleconomia questa istanza sociale più potente, che condanna la maggior parte dellumanità a una miseria ingiustificata e fa spegnere innumerevoli capacità --, è accettato come qualcosa di irrevocabile ed è riconosciuto di fatto nei comportamenti degli uomini.»
Max Horkheimer 1936
Irrazionalità e leggi di mercato vanno di pari passo in un meccanismo pauroso
Angelo
mercoledì, febbraio 08, 2006
Griglia concettuale: Natura e forme di vita
Per stampare è necessario copiare ed incollare il testo su di un documento (es. Word).
Come introduciamo la discussione? Cosa usiamo come testimone? Per favore pensateci intensamente.
Ci sono tre ambiti toccati dal tema Natura e Forme di Vita:
1) Cosa è vivo?
Quali sono i confini e le caratteristiche della vita?
Aristotele divide in:
-Cose inerti > non sono viventi (es. pietre)
-Vegetali > hanno un'anima vegetativa (si nutrono e riproducono)
-Animali > hanno un'anima volitiva (si muovono e desiderano)
-Umani > hanno un'anima razionale (pensano e hanno un linguaggio)
La scienza biologica oggi assegna alla vita le caratteristiche minime individuate da Aristotele nei vegetali (nutrirsi e riprodursi).
Gli esseri viventi differiscono da quelli non viventi perchè si autoorganizzano (organismi), reagendo a degli stimoli esterni e non solo proseguendoli meccanicamente.
Gli oggetti artificiali sono inerti nello stesso modo di quelli non costruiti dall'uomo? Oppure sono più vivi perchè hanno un fine ed un uso? O ancora sono meno vivi proprio perchè prodotti dall'uomo?
Il computer (le macchine in generale) è vivo?
a) La vita ha un fine (rimanere in vita)?
b) Se non ce l'ha come funziona? In modo meccanico come gli eventi fisici?
c) Oppure anche gli eventi fisici hanno un fine?
d) Oppure sono solo le coscienze dotate di volontà ad avere un fine?
2) La natura è viva?
Cos'è la Natura?
-L'insieme delle cose vive e non vive (il tutto, l'universo...)
-L'insieme delle cose vive
-L'insieme delle cose non artificiali (in questo caso natura e cultura sono opposti)
Nel suo insieme la Natura è viva?
Questo pone il problema se gli esseri viventi siano costituiti di parti solo viventi, solo non viventi, o viventi e non viventi insieme.
Dualismo: ci sono cose vive e cose non vive
Monismo: Pampsichismo: tutto è vivo
Meccanicismo: niente è vivo
Pampsichismo > la natura è viva e ogni suo elemento è vivo (ciò che non appare vivo in realtà è vivo, siamo noi che non riusciamo a coglierlo). In natura c'è libertà.
Meccanicismo > la natura non è viva ed ogni suo elemento funziona secondo leggi meccanica deterministiche di causa ed effetto. La vita è un sistema come gli altri (es. il sistema solare). Il fatto che qualcosa ci appaia come vivo è dovuto al fatto che non riusciamo a vedere che in realtà non lo è.
Il vivente è libero? Il non vivente no. Ma il vivente?
La natura nel suo insieme ha dei fini? Quali?
In generale il fine è legato alla vita o no? E' legato alla libertà o no? E' legato alla coscienza ed alla volontà?
Cos'è un fine? Una causa nel futuro che genera effetti nel presente? Oppure una libertà?
3) Etica e Natura
La natura è un valore in sè?
Se si: la natura è fatta per se stessa.
Se no:
Antropocentrismo > La natura (universo o sistema-vita che sia) è fatta per l'uomo.
Biocentrismo > La natura (universo) è fatta per la vita.
Sensibiliacentrismo > La natura (universo o sistema-vita che sia) è fatta per gli esseri viventi che sentono (animali e uomo)
Eterocentrismo > La natura non è fatta per qualcosa : il senso della vita e della natura stessa è dato dall'uomo
Antropocentrismo: l'uomo può fare quel che vuole > non inquinare ma solo perchè questo avrebbe un effetto negativo su se stesso
Biocentrismo: l'uomo deve preservare l'ecosistema in sè > fruttari
Sensibiliacentrismo: l'uomo deve preservare animali e persone > vegani (i vegetariani sono vegani meno estremisti, e riconoscono che l'uomo ha una sua natura che lo porta a doversi alimentare anche di latte e uova, in parte sfruttando gli animali senza farli soffrire. Gli onnivori consapevoli invece per lo stesso motivo includono nella loro alimentazione anche gli animali uccisi senza farli soffrire)
Importante sull'alimentazione: gli islamici non mangiano carne di maiale perchè dio lo vieta. Nei bambini le motivazioni di questo divieto potrebbero non essere chiare -e forse nemmeno a me (almeno dal punto di vista razionale).
4) Qual è l'origine della natura:
mito, religione, peri physeos greco, scienza moderna.
Inaugurazione blog del Circolo

Eccoci,
giunti finalmente ad avere uno spazio comune in rete...
Qui a fianco avete le Istruzioni.
Se volete inserire un post (ossia un intervento) fate come ho scritto nelle istruzioni.
E' meglio tenere salvati sui nostri pc tutti i dati che inseriremo (i crash in rete non sono frequenti ma non si sa mai).
Altre cose:
Non si possono inserire allegati (se non immagini dentro ai post stessi). Quindi per inserire un documento già scritto con Word o Excel o altro bisogna fare copia ed incolla.
Per rispondere ad un Post, si fa un Commento (cliccare in basso sotto il post il pulsante "Commenti" -anche per leggere eventuali altri commenti già lasciati da altri).
Ora che siamo tra i flutti della rete, non resta che surfare!
(parafrasi da Platone: "Che si cada nel mare o in una piscina quel che
resta da fare è... nuotare.")
Ivan
Organizzatori del Circolo
Ivan Mosca
Pietro
Rebecca
Yuri
Angelo
Enrico
Membri del Circolo dei Viziosi
Nickname: Nemo nemoN
Nome e Cognome: Ivan Mosca
Data di nascita: 27-01-1979
Occupazione: Laureando in Filosofia
Interessi: Invento giochi
Nickname:
Nome e Cognome: Rebecca
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Yuri
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Pietro
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Enrico
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Angelo
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Simona
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname:
Nome e Cognome: Gabriele
Data di nascita:
Occupazione:
Interessi:
Nickname: Cris
Nome e Cognome: M. Cristina Caimotto
Data di nascita: 19/02/1979
Occupazione: Traduttrice
Interessi: (accademici) traduzione, politica, globalizzazione, mezzi di informazione(non-accademici) teatro (principalmente tra il pubblico, ma ogni tanto sul palco), cabaret ...soprattutto se si scherza con il linguaggio!
Il circolo svolge delle iniziative nel mondo reale delle quali potrai essere informato tramite una newsletter. Per riceverla, contattaci su:

La ricezione della newsletter sarà anonima e del tutto gratuita (garantita nessuna presenza di spam o pubblicità varie).
Inoltre, puoi entrare a far parte della comunità virtuale del Circolo. Contattaci all'indirizzo di cui sopra, ti invieremo al più presto il form da compilare con i tuoi dati (se vuoi puoi ometterli tutti, tranne il nickname).
ISTRUZIONI
-Organizzatore: chi fa parte del direttivo del Circolo Filosofico di Torino
-Membro: chi fa parte della comunità del Circolo
Ogni membro può chiedere di ricevere la newsletter, contattando l'indirizzo

INSERIRE UN POST
Se sei un organizzatore del Circolo Filosofico puoi inserire un Post in questo modo:
Per inserire un Post cliccare su "Inserisci Post!"
Verranno richiesti nickname e password.
Dopodichè dovrai scrivere il tuo Post in uno spazio apposito, e dargli un Titolo.
Infine clicca su "Pubblica Post".
A questo punto clicca su "Visualizza Blog".
Fatto.
Per modificare il Post appena scritto, cliccare sull'icona a forma di matita in fondo al blog, vicino al pulsante "Commenti" .
Oppure puoi inviare una mail.
Se non sei un affiliato del Circolo Filosofico puoi inserire un Post solo inviandoci una mail (vedi sotto).
INSERIRE UN COMMENTO
Puoi inserire un commento ad un Post anche se non sei un organizzatore del Circolo Filosofico.
Basta cliccare su "Commenti" in fondo al Post che vuoi commentare.
Qui appariranno tutti i commenti già presenti, ed in fondo lo spazio per inserire il proprio commento.
Quindi devi inserire la tua firma:
-clicca su "Anonimo" se non vuoi firmarti
-clicca su "Blogger" se vuoi firmarti col nome con cui sei già registrato come affiliato
-clicca su "Altro" se vuoi mettere un'altra firma o non sei registrato come affiliato
Fatto.
Adesso clicca su "chiudi questa finestra".
Poi dai il comando aggiorna al tuo browser per vedere comparire il tuo commento sul blog.
E' possibile inserire un Post (ma non un commento) anche inviando una mail a:

Non è possibile allegare nessun tipo di files. La mail in questo caso verrebbe respinta.



